Sono colei che si ostina a portare una collana di

lucciole al collo

perché la notte illumini nella mia stanza di fiammelle

blu e discrete

una millesima parte del braciere del fuoco e del mistero.

Sono colei che si ostina

a toccare i sensi del duro

avvantaggiandomi dell’inoppugnabile

Con me camminano

queste donne che io sono

queste donne di carne e sangue

che sopportano

i vuoti del tedio

i pomeriggi delle domeniche in città

l’incessante ticchettio

delle gocce che cadono quando si vuole riposare

insomma,le piccole tristezze.

Queste donne io sono

la sveglia,la sognatrice,

la tormenta,la tenaglia,

la gatta in calore,

quella che ha perso l’abitudine di bussare

alla porta dell’infanzia,

l’emigrante.

Una delle tante in mezzo alla folla

in cerca dell’angolo sotto il cipresso

o dell’accordo armonico delle onde

per strappare gli straccetti al sole

o parlare da sola coi miei specchi

o spiegare la verità alla luce

Confessare che sono viva

nella ciclica campagna per impedire

il rogo della strega folle.

La pazza che apre il mondo

coi seni al vento e scalza

nel cerchio del circo.

Sono colei che salta sui sassi e sul fango

come la rana che sopravvive

alla sciagura della cattività.

Parola che impasta il pane

parola abitata di memoria

parola meticcia di una presenza

nella terra e nella sassaia.

Questa sono

una fiammella sotto la manica

del vicino cieco.

Carmen Yanez

(nel 1975 scompare nelle mani della polizia di Pinochet e scampa all’ inferno di Villa Grimaldi)