Dai, forza, è arrivato il momento, quanto lo abbiamo aspettato, quanti sacrifici fatti per racimolare i soldi necessari per il viaggio, si parte. Andiamo via da questa terra, non sentiremo più gli spari, non dovremo più tremare ogni volta che vediamo avvicinarsi un uomo perchè temiamo ci accada di vivere lo scempio che altre donne qui hanno vissuto…lo strupro, la prepotenza vigliacca ed orrenda dell’uomo. Raccogliamo le nostre cose, poche in verità, la barca sarà molto affollata, non c’è spazio per le valigie, non c’è spazio neanche per distendersi, non importa, l’importante è andare. Il sole è già tramontato da diverse ore, nel buio sentiamo dei rumori forti , spari ?, presto, saliamo sulla barca, il mare pare calmo, il cuore invece batte forte, per la paura e per la speranza, la speranza di una vita migliore per noi, per i nostri figli, una vita senza guerra, una vita libera. Questi forse erano i pensieri delle donne su quel barcone che dalla Libia navigava verso Pantelleria, queste erano le loro speranze. Ora sono sdraiate sulla roccia, avvolte da una coperta. Non era questo che sognavano.

Carla Concas

Da http://www.popoloviola.org