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Sono passati dieci anni da quel lungo periodo trascorso dentro queste mura, dieci lunghi anni, non è cambiato molto,sì, le corsie hanno pareti colorate, le stanze sono più piccole, intime,soli due letti.alcuni volti sono nuovi, altri già noti, ma c’è una cosa che li accomuna, un filo invisibile che lega il passato al presente,le persone di ieri a quelle di oggi,giovani, vecchi,donne , uomini, che non si sono mai visti prima sono uniti da un forte legame di solidarietà, condivisione, affetto.

Tutti combattono in diverse maniere,con diversi metodi,differenti atteggiamenti, lo stesso “nemico”, non tutti riescono a vincere, molti sono i caduti nella battaglia, ma chi riesce ad andare avanti porterà sempre dentro al cuore, l’enorme,immenso valore ricevuto in quei giorni, in quei mesi.Ricchezza che riceve anche chi non è direttamente coinvolto nella lotta, ma accompagna il proprio parente, amico o semplice conoscente.

Vivere le giornate all’interno dei reparti di un qualsiasi ospedale oncologico fa riflettere molto sulla fragilità della vita.Osservare, aiutare i malati, vedere i loro sguardi ora impauriti,spaventati,talvolta umiliati dalle condizioni fisiche.Vedere anche il coraggio con cui queste persone affrontano la dura, terribile malattia, la loro voglia di vivere,ecco, tutto ciò fa capire quanto, molto spesso, l’uomo perda il vero senso della realtà.

Possiamo assomigliare la vita di ognuno di noi ad una foglia attaccata al ramo,può resistere alle tempeste,alla grandine,ai fuochi che qualche piromane appicca.

Ma può bastare un alito di vento per farla staccare dal ramo e volar via.

Carla Concas