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I pastori sardi protestano da piu‘ di un anno per comunicare il loro grave disagio conseguente alle politiche agropastorali, regionale e nazionale, incapaci di gestire la crisi del settore con programmi in grado di favorire lo sviluppo del mercato. Il comparto ovino è una fonte trainante dell’economia della Sardegna e nonostante l’isola sia una delle aree di maggior produzione nel mondo di latte ovino non è riuscita ad interessare sia il mercato che i consumi. Circa 30 anni fa un litro di latte ovino veniva pagato dalle industrie circa 1200 lire. Oggi i pastori guadagnano per un litro di latte circa 60 centesimi a litro, meno di un litro d’acqua, e non riescono a coprire neppure le spese di produzione che ammontano a circa 80 centesimi al litro. Il prezzo con cui viene pagato un litro di latte non segue le regole del mercato ma viene imposto dalle industrie casearie mediante un “cartello”, un prezzo fissato dalle industrie stesse, un “prendere o lasciare” approfittando di una economia con l’acqua alla gola. Per i pastori è piu‘ semplice vendere il latte fresco piuttosto che occuparsi anche della produzione che dei prodotti caseari, la cui lavorazione costa sia in termini di tempo che di utilizzo di strutture idonee alla lavorazione dettate dalle regole igieniche; il guadagno inoltre non e’ immediato. Sono costretti a vendere “tutto subito”. Le politiche dell’unione europea inoltre hanno falsato l’economia pastorale incentivando il riammodernamento delle aziende con la costruzione di strutture per il ricovero del bestiame, mungitrici elettriche, minicaseifici. I contributi dell’Unione Europea hanno solo parzialmente finanziato questi investimenti costringendo le aziende a contrarre debiti con le banche. Come conseguenza molte imprese sono indebitate e non riescono a far fronte ai pagamenti. Ed ora Equitalia e‘ una morsa che stritola le aziende che non riescono a far fronte al pagamento delle tasse. Il problema dei pastori sardi si associa a quello degli allevatori e degli artigiani che insieme ieri hanno manifestato a Cagliari per chiedere lo stato di crisi della Sardegna. In corteo circa due mila persone hanno sfilato verso il palazzo regionale davanti al quale, da un palco improvvisati su un vecchio camion, hanno parlato tra gli altri, diversi esponenti dei vari movimenti, alcuni sindaci solidali con i pastori e rappresentanti del movimento dei pastori siciliani. L’accusa principale era rivolta alla classe politica che gli oratori invitavano a dimettersi per incapacita‘ organizzative e gestionali e causa di sperpero di denaro pubblico. Mille euro al mese, ripetuto piu’ volte, come uno slogan: mai piu’ privilegi ai politici ai quali viene chiesta l’autoriduzione dello stipendio a questa cifra, per solidarieta’ ad un popolo in crisi. Dal palco guardavano le finestre del palazzo regionale e chiedevano risposte, certezze. Nell’indifferenza di finestre chiuse ed accessi sbarrati da un blocco di forze dell’ordine in tenuta antisommossa. Alcuni dei manifestanti hanno cercato di superare il cordone delle forze dell’ordine attorno al palazzo regionale per accedere alle sale del consiglio. La risposta e’ stata uno scontro, breve ma intenso con immancabili manganellate e lacrimogeni. La situazione è tornata alla normalità quando alcuni tra i manifestanti sono stati accolti dal vicepresidente del consiglio, Claudia Lombardo che si è detta disposta ad accompagnare i pastori a Roma per chiedere lo stato di crisi per la Sardegna.