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E’ colpa della società.

Nessuno, nemmeno Gengis khan, può diventare cos’ nefasto solo per demeriti suoi.

Provate a vivere circondati da leccaculo come Maurizio Lupi.

Provate a vedere una grande città, Milano, conformarsi piano piano al vostro potere e, quel che è peggio, al vostro cattivo gusto.

Provate a vedere un partito diventare corte e un ventennio diventare feudo.

Provate a sentirvi adorato dalle damazze ricche e sceme, dalle sciantose, dalle attricette.

Provate a sentirvi indistruttibile, infallibile, tanto da giudicare ogni critica come una sordida trama e ogni ostilità come frutto dell’invidia.

Provate ad abituarvi al servilismo dell’informazione, così che ogni giornalista libero vi sembrerà un farabutto pagato dal nemico.

Provateci: e se non siete molto intelligenti (dunque carichi di dubbi su voi stessi) diventerete anche voi Silvio berlusconi.

Siamo sinceri: era dai tempi di Caligola che un uomo di potere non stava così pesantemente sui coglioni alla gente.

Ma occorre pensare.

A Milano, ad esempio.

Che ha svenduto la sua solida anima grigia, introversa e luterana in cambio di quattro ateliers di cucibottoni, di quattro localini di nouvelle cuisine, di quattro frottole sulla modernità.

Solo qualche anno fa non c’era ambiente influente della città che non scodinzolasse attorno a Berlusconi e al suo seguito.

Oggi il fantasma del suo cadaverone penzola a testa in giù a Piazzale Loreto.

Secondo me, però, penzolerebbero meglio tutti quelli che hanno fatto credere ad un mediocre uomo essere un onnipotente sultano.

Mita