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di Nadia Primavera

Durante il giorno (e spesso anche di notte) siamo raggiunti ci piaccia o no, da notizie buone o dolorose, da immagini tenere o violente.

Grazie alla tecnologia sappiamo e possiamo interagire con tutto quello che succede nel mondo più o meno in tempo reale e questo ha esponezialmente accresciuto gli stimoli emotivi a cui siamo sottoposti per la presa di coscienza e la visione di tutto quanto concerne la vita delle persone in tutte le sue manifestazioni.

Questo “bombardamento di notizie” spesso ansiogene o dolorose, ponendoci quesiti esistenziali e politici, rappresenta sicuramente un ulteriore carico che aggiungiamo quotidianamente alle nostre, a volte già pesanti, esperienze.

E nei periodi più difficili della vita, le persone molto vitali provano ad alleggerire le tensioni per non venirne sopraffatti, distraendosi con espedienti vari.

Ostentano allegria, fanno continuamente battute spiritose, vanno di più al cinema, a teatro, a ballare…

E questo da sempre.

Persino durante la guerra, (mi è stato raccontato da genitori e zii) a dispetto dei bombardamenti e della paura, ci si incontrava spesso per lasciarsi andare al ritmo vorticoso di danze che riuscivano a risucchiare i cattivi pensieri.

E anche desiderare di fare spesso l’amore è comprensibile perchè si cerca consolazione, conforto e stordimento.

Tutto questo è la normale pulsione dell’istinto di sopravvivenza oltre che la legittima reazione di chi prova ad arginare l’ansia e la paura per un presente complicato e un futuro incerto. Ma le recenti rimostranze (poi rientrate) dei calciatori hanno evidenziato un comportamento veramente offensivo che si è radicato e va ulteriormente diffondendosi.

Offensivo per tantissime persone perchè totalmente fuori contesto.

Come “fuori contesto” sono quelli che consentono a questo “circo” di rimanere ancora in piedi nonostante le ambiguità e le ombre… i tifosi. Come “fuori contesto” sono quelli che “drogandosi” di azioni ripetitive e sempre identiche tentano la disperata impresa di negare l’evidenza dei fatti e degli accadimenti sperando così di ingannare la loro stessa esistenza.

Si illudono, acquattandosi dietro un loro stesso dito, di non vedere come si sono ridotti e come ci hanno con la loro ostinata cecità, ridotti tutti.

Con la loro furia di negare, negare sempre, negare l’evidenza.

E allo stesso tempo poi ostentare, ostentare leggerezza (ma dovrei dire vacuità), talvolta noia, ostentare comportamenti e scelte che rispettano esclusivamente i loro standard di vita incuranti di quello che accade loro intorno. Arrivando a dirsi realizzati e/o addirittura felici incuranti come sono di contestualizzare i propri sentimenti e comportamenti nel rispetto di chi vicino o lontano vive contesti e realtà diffusamente diversi.

I “fuori contesto” tradiscono una totale mancanza di sensibilità ed empatia.

Non si curano che del loro piccolo orticello, non hanno sufficiente spessore e qualità umane per offrire attenzione e partecipazione emotiva ad altri che a sè stessi.

Niente deve alterare la loro quotidiana tabella di marcia.

Non una iniziativa civile e neanche un pensiero verso un’umanità altra che comunque entrerebbe come un elemento di disturbo nella loro nevrotica dimensione di vita artificialmente asettica ed anaffettiva.

Non c’è spazio per la solidarietà.

Non è nelle mie intenzioni fare della retorica e tanto meno negare a chicchessia la libertà di qualsivoglia stile di vita e di sentimenti , ma trovo insopportabile tanta scarsa sensibilità esibita nei confronti del resto del mondo.

Indifferenti, con atteggiamenti infantili, sono capaci di rimanere sordi e ciechi rispetto a ciò che agita e sconvolge le vite di milioni di altre persone. Se ne straimpippano allegramente di tutto quanto alberga fuori dal raggio che il loro riverito culo occupa sedendosi.

Superficiali egoisti” direte voi, una banale modalità della esistenza dell’uomo da che mondo è mondo…

E sì, vi rispondo io, ma l’altra “banale modalità dell’esistenza dell’uomo da che mondo è mondo” è che le persone integrate nella società civile che vivono con attenzione e partecipazione verso tutti, non sopportano eternamente le ingiustizie, le vessazioni, i comportamenti arroganti e neanche le volgari seppur “reali gaffes” in stile Maria Antonietta …

Le persone forti della loro onestà intellettuale (e non solo!), quando esauriscono la loro pur proverbiale pazienza, una volta identificati i responsabili dello stato delle cose, passano dalla tolleranza all’inseguimento armati di forcone…

Non si può sempre lascia correre, non reagire, non rispondere, giustificare e sopportare.

Evidentemente la mia soglia di tolleranza si è vistosamente abbassata.

L’arroganza non l’ho mai sopportata, ma oggi chi non dimostra attenzione e comprensione per le difficoltà altrui, anzi se ne dimostra insofferente, mi irrita in maniera insopportabile.

Lo trovo un atteggiamento offensivo e non sono disposta a giustificarli.

E neanche a tacere.

Nadia Primavera