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Uno dei ricordi più vivi che ho della mia infanzia era il giorno in cui mia nonna Maria prendeva la pensione.
Mi caricava sul motorino e mi portava in centro paese a riscuotere.
Accanto alla posta c’era un negozio di elettrodomestici di proprietà di una sua amica che in quella giornata speciale diventava tappa fissa. Lì ogni mese, puntuale come la pensione, mia nonna mi comprava un 45 giri.

Nel tempo ne ho accumulati parecchi e sono ancora raccolti in una scatola a casa dei miei genitori.
Ogni tanto quando vado a trovarli mi isolo in mansarda, prendo i dischi e li faccio scorrere ad uno ad uno; ogni volta riconosco quelli che mi ha regalato mia nonna, non ricordo il momento ma li ricollego a lei.
In questi giorni, dopo aver letto che domenica ricorre la festa dei nonni, questo ricordo si è fatto ancora più vivo.
Quando ero una bimba la festa non era ancora calendarizzata ma praticamente la festa dei nonni la festeggiavo ogni giorno.
Era festa non solo quando mia nonna mi comprava il “regalo della pensione”.
Lo era da quando ero nata perché mia nonna ha sempre rappresentato per me una specie di seconda mamma, un rifugio sicuro in cui approdare.
Quando sono nata i miei genitori non avevano praticamente nulla e mia mamma lavorava in tessitura facendo turni molto lunghi.
Di conseguenza i primi anni, in concomitanza con la nascita di mia sorella e prima che iniziassi l’asilo, stavo da mia nonna tutta la settimana e rientravo a casa il sabato e la domenica.

I miei zii più giovani avevano ai tempi 16 e 14 anni e praticamente anche se li chiamavo zii era come se fossero dei fratelli maggiori. Mia nonna non lavorava, viveva con la pensione di mio nonno che era venuto a mancare molto giovane, poco dopo la nascita del quinto figlio.
Mia nonna non mi ha fatto mai mancare nulla perché nella sua semplicità mi ha dato l’unica cosa di cui avevo bisogno, il tempo.

Se torno indietro nei ricordi mi appare dinanzi agli occhi in un fotogramma la sua bicicletta con cui mi portava dappertutto.
Mi vedo seduta dietro sul seggiolino mentre pedalava con forza sulla salita che collegava la sua casa al centro paese.
Credo che il periodo dell’infanzia abbia creato fra noi un legame unico, che a distanza di anni si è sempre più rafforzato.
Ci sono stati pochi lassi di tempo in cui sono stata per più di una settimana senza passare a trovarla.
Quando in casa c’eravamo solo noi due si apriva il momento delle confidenze. Nonostante corresse tra noi mezzo secolo di differenza non ho mai trovato nessuno che mi capisse come mia nonna.

Non la spaventavano i cambiamenti della società e mi ha sempre spronato a seguire la mia strada. Recitava la parte della nonna che si preoccupa ma poi si leggeva negli occhi che era fiera quando percepiva che stavo per effettuare cambiamenti fondamentali per la mia vita.

Se in questi anni non ho mai faticato a camminare su sentieri diversi rispetto a quelli che la società in maniera intrinseca ci impone, credo che in gran parte lo debba a questa signora che poco prima dei 50 anni è dovuta divenire imprenditrice della sua famiglia per cercare di non far mancare nulla a nessuno.

Domenica 2 ottobre ricorre la festa dei nonni, io e lei non abbiamo mai potuta festeggiarla ma credo che l’abbiamo fatto tante volte in tanti modi.
E mi piace pensare che da lassù legga questo mio ricordo e mi regali ancora quel suo mezzo sorriso tra il faceto e il commosso.

P.S.: uno dei motivi per cui sono contraria all’ innalzamento dell’ età pensionabile delle donne è scritto anche nella mia storia. Credo che le nonne siano una risorsa fondamentale della società e credo che sia nel diritto di ogni bambino, se ne ha la possibilità, di poter vivere la propria nonna senza aspettare che rientri a casa sfinita da 40 e passa anni di lavoro sulle spalle.

Marta Proserpio