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Come al solito le mie considerazioni sugli avvenimenti arrivano in “differita“.

Non parlo mai quando sono sotto il peso di “un’emozione” forte, aspetto prima che decanti ed evapori il fiotto di veleno che ogni cattiva notizia che ci “morde” all’improvviso porta con sè.

Questo è il mio pensiero.

L’ultima scelta di Lucio Magri è un atto di forza e non, come si sente sempre dire in queste circostanze, un momento di estrema debolezza.

Non tollero proprio più il chiacchiericcio di chi si permette, per fede religiosa o altri “inquadramenti” vari, di sindacare sulle svolte che donne e uomini dal pensiero libero decidono di imprimere alle loro esistenze.

Dovrebbe far riflettere che moltissime tra le persone che decidono di togliersi la vita, hanno l’Amore delle loro famiglie, degli amici e di tutti quelli che li conoscono e dai quali si sono fatti apprezzare per intelligenza, sensibilità, discrezione e riserbo.

Eppure non basta!

Con una decisione del genere si vuole affermare sempre e comunque di essere l’unico vero “padrone” della propria vita.

Ed essi con il loro gesto riaffermano (anche laddove le circostanze ne hanno fatto figure in apparenza succubi) di essere protagonisti assoluti della loro esistenza e di non smettere di condurre la loro “partita a scacchi” con la consapevolezza che,  quando si sentiranno pronti, saranno loro a giocare l’ultima mossa.

E’ questo che ne fa delle persone libere.

Libere da condizionamenti religiosi, culturali e affettivi.

Libere e affrancate anche dal “sentimento dei sentimenti” l’ Amore.

Libere e affrancate sì, ma non per questo meno capaci di amare.

Anzi.

Per il rispetto che portano ai loro oggetti d’Amore non perdono mai completamente il controllo su loro stessi.

Può sembrare che si trascurino, che smarriscano il contatto con la realtà, a volte che si lascino invadere dalla volontà degli altri, ma in realtà nel profondo del loro intimo si curano coltivando una sobria e profonda dignità, un silenzioso e strutturato amor proprio che fa viaggiare l’amore legandolo indissolubilmente al rispetto.

Rispetto fondamentalmente di sè.

E quando questo viene meno perchè scompare, per mille ragioni differenti, la gioia di vivere, loro non si offrono in “forma sminuita“.

Non offendono se stessi e i loro cari imponendosi così, feriti, fragili o sconfitti.

Preferiscono chiudere il libro della vita attestando che se non è possibile essere come si desidera è meglio non essere.

Di fronte a notizie del genere, è lecito, anzi sicuramente auspicabile, che ognuno s’interroghi sui principi filosofici dell’esistenza e si faccia un’opinione al riguardo, ma permettersi di esprimere biasimo, riprovazione o addirittura condanna è veramente troppo.

I cattolici e i benpensanti in genere mi hanno radicalmente e irreversibilmente stufato.

Con quella saccente ed insopportabile sicumera da “popolo eletto“che li caratterizza, si permettono di stabilire per tutte le donne e gli uomini della terra quali debbano essere i comportamenti leciti e illeciti.

Con dichiarazioni e prese di posizione di stampo assolutista e reazionario hanno eroso, già da tempo, ogni mia capacità di mediazione e tolleranza.

Vorrei che tacessero.

E basta.

Nessuno ha titolo per permettersi di soppesare, discernere e valutare la sofferenza esistenziale o fisica di un’altra persona e le sue scelte personali ad esse inerenti.

Purtroppo il potere della chiesa rappresenta un consistente ostacolo alla crescita laica dello stato e alla sua evoluzione a favore dei differenti diritti di tutte le persone.

Ma questo argomento meriterebbe ben altre riflessioni…

Personalmente (ma solo per un pò) continuerò ancora a sperare che potrà esistere un giorno un mondo migliore, un mondo dove insieme alla giustizia sociale ci sia attenzione alle esigenze esistenziali di tutti.

Un mondo in cui sia garantito non solo il rispetto per le opinioni e le scelte di vita di tutti, ma anche, di fronte a decisioni e comportamenti che non condividiamo,  il silenzio.

Nadia Primavera