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Era bello Natale

Anche quando si aveva poco.

Non ti aspettavi mai molto e quello che ricevevi ti sembrava troppo.

Forse perché, nelle difficoltà, sentivi sempre nell’aria il profumo della speranza.

I tuoi genitori sapevano che con qualche straordinario in più sarebbero arrivati a coprire le spese contratte per darti un futuro.

Vorrei tornare lì a quel punto, non so se capita anche a voi.

Vorrei riappropriarmi della speranza.

Se necessario barattandola con un bene materiale.

In queste ultime settimane sui volti si legge preoccupazione.

Una cappa invisibile che aleggia sulle nostre esistenze e che rende flebili le luci natalizie.

Una sensazione che non è stata alleviata nemmeno dal cambio di governo.

Abbiamo riacquistato credibilità in Europa, ma il baratro in cui siamo sprofondati è più profondo del previsto.

Avrei voluto tanto aggrapparmi ad un filo, quel filo che avrebbe di sicuro retto se insieme alla parola equità si fosse sentita scandire la parola coraggio.

Quel coraggio che ci vuole per far pagare chi ha di più: per far pagare a quella parte della popolazione che non ha mai sentito la morsa alla gola che ti stringe ogni qualvolta arriva fine mese e ti rendi conto che il margine per riuscire a pagare la rata del mutuo o dell’affitto non c’ è più.

Quella parte di popolazione che può vivere di rendita, che non ha problemi di affitto, che ha più di una casa, più di una macchina.

Quelle persone che se rinunciassero a qualcosa condurrebbero comunque una vita dignitosa.

Forse, se  per un solo giorno si facesse cambio di vita, queste persone busserebbero alla porta di Monti e gli direbbero: Questa volta paghiamo noi. La vita ci ha dato molto, ora tocca a noi dare qualcosa in cambio.

Lo so è solo Natale. E  non è tempo di miracoli.

Marta