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…..non appena il coperchio del vaso venne sollevato, tutti i mali del mondo ne fuoriuscirono: le peggiori malattie e le più grandi atrocità invasero la terra. Quando tutto il contenuto del vaso fu riversato sugli uomini, Pandora scorse sul fondo un meraviglioso uccellino colorato e si impegnò per non lasciarlo scappare via. Era la Speranza, unica consolazione per l’umanità dilaniata dal dolore

A  due anni dall’inizio della terapia d’urto imposta dalla Troika (Banca centrale europea,  Commissione europea e Fondo Monetario Internazionale) per la Grecia oggi e’ un giorno di fuoco dopo l’approvazione da parte del parlamento di ulteriori misure di austerità.Attualmente  1.029.587 greci sono senza lavoro e la disoccupazione raggiunge il 20,9%  secondo l’Autorità del Sistema Statistico Greco ( ELSTAT ) con 4.200 persone che ogni giorno perdono il lavoro.

Più colpiti dalla disoccupazione sono i giovani professionisti e le donne;  i settori più penalizzati  sono quello edilizio, il manifatturiero, la vendita al dettaglio e all’ingrosso, che solo nell’ultimo anno hanno perso quasi 180.000 posti di lavoro.

La disoccupazione nella fascia di età  15-24  anni è salita al 48% e quasi un giovane su due è senza lavoro.

Tra le donne, la disoccupazione ha raggiunto il 24,5% nel novembre 2011.

Il potere d’acquisto del salario è sceso del 40 per cento mentre sono rincarate le tasse delle abitazioni e le tariffe dell’energia elettrica e del gasolio.

Ed arriva il colpo di grazia:

dopo due manovre successive da 18 e 37 miliardi di euro, promosse dal governo presieduto da un tecnico, Lucas Papademos,  ritenute insufficienti.

Il paese“, dicono i tecnici mandati dall’Unione europea, “ha vissuto troppo a lungo molto al di sopra delle proprie possibilità“.

La Troika, in cambio di un prestito di 130 milioni, peraltro insufficiente, chiede ulteriori tagli e privatizzazioni che dovrebbero portare ad una riduzione del 5% del PIL.

Si perderanno 150mila posti di lavoro, il salario minimo (750 euro) dovrà essere ridotto del 20%, ci sarà un taglio alla spesa medica dall’1,9  all’1,5%  e si dovrà procedere ad importanti svendite del patrimonio soprattutto in ambito energetico.

Ancora viene richiesta una enorme flessibilità del lavoro nel settore privato, un nuovo taglio delle pensioni e degli stipendi ed un importante sostegno alle banche.

Far quadrare i conti dietro lucidissime  scrivanie e’ estremamente semplice, i numeri non fanno male, sono cifre asettiche che niente hanno a che vedere con la vita e con la gente.

Neanche i media d’altronde, salvo rare e sporadiche eccezioni si interessano alla diffusione delle notizie del mondo reale.

Il disagio, si sa, puo’ essere contagioso e magari qualcuno un po’ sveglio potrebbe trovare similitudini con  la realtà in altri paesi, il nostro per esempio.

Guai a chi interrompe solo un attimo la luna di miele con la sobrietà!

Ma come vivono la crisi i greci?

Si sta disfacendo uno stato moderno tornato indietro in pochi mesi di 50 anni: i voli sono ridotti al 25% ed un  taxi fa una corsa ogni 7 ore.

In Grecia è lotta quotidiana per la sopravvivenza Secondo i dati della Confederazione nazionale del commercio ellenico le famiglie greche stanno vivendo una situazione che appena qualche mese fa sembrava impensabile: nove greci su dieci hanno abolito le spese per vestiario e calzature, un cittadino su quattro dichiara che gli non bastano i soldi per l’acquisto di generi di prima necessità,  un cittadino su quattro vive al di sotto della soglia di povertà, uno al limite della stessa soglia e due su quattro fanno ricorso ai loro risparmi per vivere.

60.000 imprese  hanno chiuso dall’inizio della crisi ad oggi, ma il loro numero è destinato a raddoppiare entro la fine di quest’anno

Più di 400 mila nuclei familiari (Elstat) sono rimasti senza alcun reddito e oltre 60 mila famiglie sostengono di non essere più in grado di pagare i debiti. 

Il numero di persone che si alimenta nelle mense comuni allestite dalla Chiesa ortodossa greca è aumentato di 20mila unità.

Nei brefotrofi sono stati registrati circa 200 casi di neonati denutriti.

In molte scuole la situazione è drammatica poiché i bambini  svengono nelle  classi per denutrizione. 

Molti bambini vanno a scuola e dicono di aver dimenticato la colazione a casa perché si vergognano di dire la verità.

Numerosi pazienti lasciano con reticenza gli ospedali, non sanno dove andare, hanno perso la casa.

La vita diventa insostenibile, c’e’ panico e la gente e’ disperata, chi ha parenti all’estero e qualche risparmio parte e lascia la propria terra. Moltissimi negozi sono chiusi, i supermercati vuoti, i disoccupati vivono nelle strade, dormono tra i cartoni, sono migliaia.

Talvolta sono chiuse le scuole per mancanza di insegnanti.

Un terzo dei dipendenti non viene pagato dal mese di agosto e continua a lavorare.

I servizi pubblici sono privatizzati o liquidati, con il risultato che il numero di posti letto negli ospedali è stato ridotto del 40%.

Gli ospedali non funzionano più dopo dopo i tagli del 40% al loro badget e le case farmaceutiche non distribuiscono piu’ farmaci a causa dell’insolvenza degli enti.

Medici ed infermieri passano all’autogestione, non vengono pagati e non è infrequente che  sopravvivano grazie alle mance dei pazienti.   Partorire in ospedale costa 1.000 euro e non è infrequente che donne in travaglio vengano respinte dagli ospedali perché non in grado di pagare.

I giovani non si sposano o vivono con i genitori.

I tentativi di suicidio sono sempre più numerosi, sono aumentati del 40% ed i crimini del 100% secondo il dipartimento di relazioni sulla salute.

I greci non possono più permettersi il riscaldamento, ed ora i boschi sono a rischio perché la gente comincia a tagliare alberi, avvisa l’Unione dei Forestali dicendo che a breve la grecia fara’ la fine dell’isola di Pasqua.

Ritorniamo sul lato disumano della crisi, la fame dei bambini, con alcune testimonianze.

«Non verrò a prendere Anna oggi, perché non posso permettermi di prendermi cura di lei. Per favore, abbiatene cura. Mi dispiace. Sua madre».

È il biglietto trovato nel cappottino di una bimba di 4 anni dalla sua maestra d’asilo. Lo racconta la Bbc, in un reportage sulla capitale greca.

Le associazioni che si occupano di bambini abbandonati lanciano l’allarme: fatti del genere non si osservano  solo in famiglie classicamente disagiate, per fenomeni di alcool o droga, ma anche madri con una vita normale, spesso sole, che non riescono più ad occuparsi dei propri figli.

Il sacerdote ortodosso che gestisce il centro Kivotos, padre Antonios, e’ testimone di abbandono di bambini, anche neonati denutriti perché le madri, denutrite anch’esse non riuscivano più ad allattarli. Racconta:

«Nell’ultimo anno abbiamo avuto centinaia di casi di genitori che ci hanno lasciato i loro figli perché ci conoscono e si fidano di noi. Dicono che non hanno più soldi, non hanno un riparo, né cibo. Noi cerchiamo di dar loro quello che gli occorre».

Niente di più crudele del separare i bambini dai genitori,  per loro sarà’  disperazione, solitudine,  rabbia  e violenza dell’abbandono, senza riuscire a capire i motivi reali,  i genitori per loro saranno i colpevoli  ed è probabile che da adulti porteranno il peso della sfiducia e della emarginazione.

Ma nonostante ciò, le spese militari durante la crisi finanziaria globale sono aumentate: la Grecia ha speso € 7,1 miliardi nel 2010, rispetto ai € 6.24mliardi del 2007.

Circa il 58 per cento della spesa militare in Grecia nel 2010 e’ stata a favore della  Germania, secondo il Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI).

Un sindacato di polizia ha scritto una lettera ai presidenti della Troika annunciando un mandato di cattura contro i loro ispettori e la loro ferma intenzione di non andare mai contro i loro fratelli in caso di disordini.

Iniziano  ad essere indagati i membri del precedente governo reo di aver portato il paese al fallimento economico.

L’attuale presidente del consiglio e’, come detto,  un tecnico che sobriamente non promette cieli in terra.

Si impegna per il bene del paese,  per fargli riguadagnare competitività, applicando contraddittoriamente manovre recessive che, prosciugando il welfare, avvantaggiano solo le spese militari ed il sistema bancario, ovviamente con l’appoggio e su mandato della Troika.

I nuovi governanti non indossano l’uniforme o il cappello dei colonnelli che hanno mantenuto una dittatura in Grecia negli ultimi anni. Indossano abiti alla moda, parlano correntemente diverse lingue e sono certamente in grado di parlare di musica classica.

Ma in tutto ciò non cambia la sostanza: in sintesi si assiste alla compravendita dello stato nel suo cuore economico che stremato diventerà terra di conquista di ricchi banchieri, finanzieri ed impresari mentre il popolo greco stremato diventera’ mano d’opera europea competitiva con l’economia cinese.

Un tempo l’assalto agli stati veniva dai corpi militari oggi la grecia e’ un modello sperimentale per saggiare il livello di sopportazione dei popoli europei alla perdita della democraziae della sovranità dello stato.  

Signori, benvenuti alla prima guerra mondiale “moderna”. 

Tranquilli, si morirà solo di fame e solo alcune categorie di cittadini: anziani, divorziati, persone di mezza età, senza capacità di resistere a dosi elevate di deprivazione (rispetto agli standard a cui erano abituati), dipendenti da droghe o alcol; insomma cadranno i deboli, gli spericolati, i viziosi e quelli che hanno la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Ma perché siamo arrivati a questo punto?

Quasi nessuno risponde a questa domanda per quanto si conosca benissimo la risposta  intrinseca alla architettura europea: la perdita della sovranità monetaria di uno stato, costretto  ad acquistare moneta dalle banche con interessi sempre maggiori in rapporto al grado di insolvenza. Lo  stato,  non più culla della democrazia diventa una società aziendale alla quale sacrificare i diritti dei cittadini, quelli sanciti in tutte le carte di diritto internazionale, che per volere della finanza,  diventano veri e propri schiavi moderni.

Noi, comuni cittadini, non abbiamo le conoscenze della filosofia finanziaria tuttavia non ci mancano gli occhi per guardare ed il cuore per solidarizzare coi nostri fratelli e ci chiediamo come mai la tragedia di questo popolo si sia potuta perpetrare nel silenzio e nella asetticità delle schermate dei grafici.

Il 2010 sarebbe dovuto essere l’anno della lotta alla povertà ed invece e’ nato questo nuovo Medioevo: il “welfare state” sta morendo, il mondo finanziario si è imposto pesantemente mentre la politica ha fallito nel suo compito di controllo.

La classe media scompare e con essa muore il pensiero critico. La cultura è degradata perché l’interesse principale delle persone e’ diventato la sopravvivenza.

Noi, come tutti,  siamo storditi e non riusciamo a farci una ragione di questa realtà, di questo ingente trasferimento della ricchezza dei popoli verso pochi.

Il 99% delle genti e’ depredato a favore di un 1% di popolazione mondiale: e’ il mantra del movimento occupy che negli USA sta scuotendo pesantemente il mondo finanziario.

Qui no: vige il silenzio per non disturbare il manovratore. I media sanno come si devono comportare se vogliono sopravvivere.

E’ ORA DI DIRE BASTA!

La povertà, la malnutrizione, la disperazione sociale sono una vera e propria catastrofe umanitaria.

Anche il diritto internazionale richiede esplicitamente agli Stati di dare priorità ai bisogni fondamentali dei suoi cittadini e non di ripagare i suoi debiti.

La Commissione di diritto internazionale delle Nazioni Unite sullo stato di necessità dice infatti: ” Non possiamo aspettarci che uno Stato chiuda le scuole e le università o i tribunali, perchè consegnerà la sua comunità al caos, visto che si hanno i soldi per rimborsare i creditori nazionali ed esteri “.

E’ rimasta la speranza nelle mani di Pandora:

la solidarietà tra i popoli e le genti ed a questa ci agganciamo rivolgendo un appello a tutti gli esponenti democratici delle nazioni, quelle che hanno vissuto rivoluzioni storiche nel nome della libertà e dell’uguaglianza ed a quelle che hanno provato gli effetti devastanti dei regimi dittatoriali:

non abbassiamo il volume sulle voci di questa tragedia, chiediamo che se ne parli, inondiamo i media di telefonate e messaggi; il popolo greco non puo’ pagare con la vita una crisi economica di cui non e’ artefice.

Si cerchino i responsabili di questo saccheggio al popolo e si esproprino a questi le ricchezze accumulate.

Pensiamoci tutti, non sembra di vivere con quasi due anni di ritardo gli eventi che passo dopo passo hanno portato al collasso lo stato greco?

La Grecia forse e’ un esperimento, un parco giochi per ricchi e tecnocrati per vedere fino a punto può spingersi la pressione sulle genti.

Obbiettivo raggiunto, mettiamoci in fila, fra poco tocca a noi!

DonneViola