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Sono passati venti anni da quel pomeriggio d’estate, quella tragica domenica dove il fumo oscurò il sole e tutto si fermò.

Emanuela era là faceva parte della scorta che seguiva Paolo Borsellino, scorta che lo accompagnò sin nell’ultimo viaggio.

Emanuela viene ricordata ogni anno a Sestu, sua città natale, nella Giornata Regionale della Legalità e Moralità, in questa occasione vengono consegnati i premi a coloro che si sono contraddistinti nell’anno precedente per il loro coraggio nel denunciare le mafie e per la determinazione in difesa dei valori di legalità, onestà e libertà, contrastando i gesti di omertà e indifferenza a favore dei diritti di tutti li individui.

Gli ospiti sono tanti, alcuni di loro sono noti, altri meno, ma le storie che raccontano sono intrise di emozioni violente che colpiscono nel profondo, che danno la voglia di unirsi a loro nella lotta.

A causa del maltempo non hanno potuto essere presanti alla giornata Sonia Alfano e Salvatore Borsellino.

Ferdinando Imposimato, Presidente della giuria “ II° Premio Nazionale Emanuela Loi,  nel consegnare i diversi premi agli ospiti, descrive le loro vite, i loro esempi.

Racconta come una certa parte dello Stato abbia intrecci con la mafia, come alcuni personaggi siano direttamente coinvolti nei progetti degli attentati ai giudici Falcone e Borsellino. Incita a riflettere, a reagire all’illegalità ed alla immoralità!

Felice Floris è Presidente del Movimento Pastori Sardi, movimento che ogni giorno combatte per la difesa di un elemento fondamentale della vita di ciascuno di noi, il Lavoro!

Oggi Felice scrive così:

Vent’anni fa, il 19 luglio 1992, eravamo in manifestazione a Cagliari -tanto per cambiare- e ci arrivò la notizia di quanto accaduto a Palermo e decidemmo di sospendere la manifestazione. Oggi ci troviamo a gioire orgogliosi di aver ricevuto questo riconoscimento… Questa società è strana: a volte ci accusa, ci denuncia, ci maltratta… e a volte ci premia; ma questo incontro di oggi mi ha caricato… perché sentendo queste alte rappresentanze (ndr. i magistrati presenti) mi sono reso conto che sono più estremisti di me!!!”

Io continuo a credere profondamente nella Costituzione e dato che tutta la nostra Costituzione si fonda sulla dignità del lavoro, credo che quella del pastore sia la più alta rappresentanza del lavoro” Giudice Ferdinando Imposimato

Luciano Marica, pescatore di Sant’Anna Arresi, che per combattere contro le disposizioni dell’Unione Europea che limitano l’unica fonte di lavoro, la pesca, da molti giorni ha indetto lo sciopero della fame.

Il Movimento degli Artigiani e Commercianti ancora in lotta per il lavoro .

Stefano Delliperi, Presidenti del Gruppo d’Intervento Giuridico, in difesa dell’ambiente e del territorio.

Gianni Barbacetto, giornalista del Fatto Quotidiano, che con i suoi articoli, le sue inchieste giornalistiche rende pubbliche tante vicende italiane “scomode” .

Il maestro Gaetano Porcasi, cittadino onorario di Corleone, noto per i suoi dipinti contro la mafia. Oggi Gaetano Porcasi e la sua pittura sono veicolo di conoscenza anche della bellezza di Corleone.

Domenico Fiordalisi, Magistrato di Lanusei dove sta svolgendo una importante indagine sul grave e serio inquinamento nel Poligono di Quirra, base militare dove si svolgono esercitazioni di “guerra” con armamenti militari altamente inquinanti.

Antonio Ingroia, magistrato da sempre in prima linea contro la mafia, alla ricerca della verità sugli autori delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio, ricerca la sua, che non si ferma neppure quando va a toccare “Alti” personaggi con molto potere e nessuna moralità. Ingroia vive costantemente sotto scorta.

Pino Masciari è un imprenditore calabrese che, in seguito alla morte del padre, si mette al suo posto alla guida dell’azienda di famiglia. Si tratta di un’azienda importante, con sedi all’estero e molti dipendenti. Sotto la sua guida l’impresa edile si espande ancora diventando una delle più importanti del settore. Masciari è diventato miliardario, tutto quello che desidera lo ottiene.

Finché, un giorno…

Alcuni uomini si presentano nei suoi uffici e gli dicono che “Deve mettersi a posto”. Ma lui a posto lo è già, cosa significa “mettersi a posto“? Allora gli uomini gli spiegano che dovrà dar loro una percentuale sui suoi ricavi per essere protetto.

Questo è, mettersi a posto.

Ma lui non si mette a posto: non paga, ma denuncia.

E cominciano i problemi per le sue aziende: furti, danni, intimidazione ai dipendenti, fino all’attentato al fratello.

Nel 1997 Masciari diventa testimone di giustizia ed entra nel programma di protezione; è costretto ad allontanarsi in segreto – non può neppure salutare la madre, per non mettere in pericolo anche lei.

“Solo pochi mesi, dottò” gli dicono; invece passano più di dieci anni.

Anni di solitudine, fughe continue, privazione degli affetti, impossibilità di comunicare con la famiglia in Calabria. Anni in cui deve stare sempre sotto scorta, blindato, senza poter portare i figli a scuola, senza festeggiare i loro compleanni.

Ma piano piano i processi sono celebrati e le persone (una quarantina) condannate. Lui però vive ancora con la scorta perché attentati e minacce ancora non sono finiti.

Perché? Cos’avevo fatto? Avevo solo denunciato dei delinquenti, e ora non ho più niente. Perché?”

Masciari spiega che tutto ciò che ha fatto lo ha fatto seguendo il consiglio del suo papà, che gli diceva “chi china la testa una volta, sarà servo per sempre”.

Queste sono le storie che abbiamo ascoltato ieri, storie di cittadini, di uomini come noi che combattono contro l’illegalità per difendere i loro diritti che sono anche i nostri; per questo dobbiamo unirci a loro, perchè non è giusto quello che sta accadendo in Italia, che l’illegale sia legale, che l’immoralità vinca sulla moralità, perchè è compito di ciascuno di noi invertire la rotta!

Carla Concas