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Ci può essere pace se una madre vede il suo bambino  morire per malattie curabili perché non ha i soldi per curarlo?

Ci può essere pace se una persona non ha i soldi per mangiare?

Ci può essere pace se una persona non ha diritto all’acqua?

Ci può essere pace se ad una bambino non è concesso di studiare per potersi esprimere da adulto?

Molte delle cose di cui abbiamo bisogno possono aspettare, un bambino non può,  il suo corpo si sta formando, il momento giusto è adesso. A lui non possiamo rispondere “domani”.

 Il suo nome è oggi.

Se non c’e’ pace non c’e’ pane

Se non c’e’ pace non c’e’ giustizia

Bisogna chiedere la pace tutti i giorni.

Bisogna crederci, cominciando da noi, dalla famiglia, dai nostri figli, spiegando cosa vuol dire pace: che non è ciò che ci piace ma il bene di tutti.

Se ci sono armi le madri piangono e se le madri piangono non c’è pace.

Dobbiamo lottare insieme per la pace ed il disarmo.

Anche  se il colore della pelle è diverso, quello delle lacrime è uguale per tutti.

Siamo tutti fratelli, siamo uguali, non ci sono religioni, né aspetto fisico che contino, siamo uguali.

Dobbiamo lottare: goccia per goccia diventiamo un fiume, passo dopo passo creiamo la pace in tutto il mondo.

Per questo abbiamo marciato ieri a Cagliari, per la pace e queste che abbiamo riportato sono  le parole dei fratelli di altri continenti che ci hanno accompagnato.

Una marcia per la vita.

Quella vera, quella della strada della fratellanza che col loro esempio Vittorio Arrigoni e Rossella Urru ci hanno disegnato e proprio per questo loro esempio erano con noi. Il loro mondo era con noi, quello senza confini e colori politici ma della umanità e fratellanza.

Se ci uniamo, credendoci  riusciremo a cancellare fame, disuguaglianze, schiavitù ed armamenti e guerre.

Riusciremo così a dire addio anche in Sardegna ai disastri  che le basi della morte hanno portato e tuttora portano, nella e dalla nostra terra.