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Ma in che paese viviamo ?

Quanto potremo andare avanti ancora facendo finta di non vedere quello che sta succedendo intorno noi?

Alina era una ragazza di 32 anni.

Si è suicidata in carcere nella cella del commissariato dove era stata portata 2 giorni prima.

E ad oggi non si sa nemmeno il perchè si trovasse lì.

Di Alina abbiamo saputo oggi leggendo Il manifesto.

Una storia poco chiara, inquietante.

Una storia che sta venendo alla luce dopo un mese dalla morte di questa ragazza.
 

Riportiamo testualmente quanto riportato nell’articolo riguardo a quello che è stato riscontrato nell’ufficio del commissario Biffi:

Le perquisizioni nell’ufficio di Baffi hanno portato alla luce una realtà spaventosa: non solo altri fascicoli riguardanti immigrati che erano stati detenuti nel tempo dentro al commissariato senza alcuna copertura giudiziaria.
Ma un cartello con su scritto “ufficio epurazione” – invece di ufficio immigrazione – con sopra la foto di Mussolini.
 Insomma, l’ufficio della questura era un vero “altarino” alla ideologia fascista.
E di lì dovevano passare gli immigrati.  Chissà se Alina sapeva dove era finita.

Baffi è vicequestore.

Lo sottolineiamo.
E capo dell’ufficio immigrazione.
Ci chiediamo come sia possibile che dopo 60 anni possano accadere ancora fatti del genere.
Ci chiediamo come sia possibile che nessuno sapesse delle tendenze fasciste del Vice Questore.
Alina è rimasta 40 minuti agonizzante in una cella con telecamera.
Dov’erano i poliziotti che dovevano monitorare?
Non è possibile, no non è possibile.
Mentre scriviamo questo post siamo pervase da una grande rabbia e frustrazione.
E alla prossima persona che ci dirà che gli episodi fascisti sono solo casi isolati gli parleremo di Alina.
Alina che non aveva nessuna colpa, che è morta non si sa come non si sa perchè ma di sicuro si sa dove.
In un commissariato dove il vice questore nel proprio ufficio al posto del cartello ufficio immigrazione avava un cartello Ufficio Epurazione con sopra la foto di Mussolini.
Tutto questo nel 2012 in Italia.
E al ministro Severino che annuncia l’invio dell’esercito in difesa degli obbiettivi sensibili chiediamo di iniziare prima a guardare in casa propria che di scheletri ce ne sono ormai troppi e di morti di persone sotto tutela dello Stato ancora di più.