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Fatimatà Walet Oumar è leader di un  gruppo musicale,  Tartit,  e di una Associazione, Tartit’n’Chatma, con cui dal 1996 porta nel mondo la parola delle donne tuareg.

Questo e’ il racconto che Claudia Zuncheddu, che da anni si occupa di scolarizzazione dei bambini tuareg e Fatimata’ ci hanno fatto nel corso di una riunione avvenuta a Cagliari pochi giorni fa, presente poi nei video qui sotto:

Nel Mali recentemente è esplosa la quarta ribellione tuareg dal 1960, anno dell’indipendenza dalla Francia.

La popolazione del deserto maliano vive in uno stato di povertà estrema.

Non si fa piu’ l’azalai, la carovana del sale, la carovana dai mille cammelli, che per millenni ha attraversato il deserto trasportando sale, oro ed il sapere della gente.

Il trasporto su ruote ha sostituito la tradizione concorrendo, assieme alla grave siccità a questa devastante miseria della popolazione in un territorio peraltro ricchissimo di risorse (petrolio, uranio, fosfati, oro) attenzionato dalle multinazionali e da loschi traffici di armi e droga.

La zona del nord del Mali, l’Azawad e’ abitata esclusivamente dai tuareg costretti alla ribellione per motivi di sopravvivenza in quanto il governo maliano non ha rispettato i patti rendendosi colpevole di una sorta di apartheid nei confronti dei tuareg andando perfino a minare le radici culturali di questo popolo.

Le donne tuareg sono impegnate in prima persona e come movimenti per la pace, ma dopo la ribellione sono dovute scappare, nelle città succedeva di tutto, brillamenti di mine e morti.

Pertanto, mentre gli uomini restavano impegnati nel movimento di liberazione loro sono dovute rifugiare in numerosi campi profughi in Algeria, Niger, Mauritania e Burkina Faso.

La situazione nel campo profughi del Burkina Faso, che ospita Fatimatà e’ drammatica ed a breve si verificherà una vera e propria emergenza, l’ennesima catastrofe umanitaria.

Nella fuga precipitosa le donne hanno potuto portare molto poco ed ora si assiste alla carenza di cibo ed acqua, i bambini non hanno istruzione e scarsissimo sostegno sanitario.

Le organizzazioni umanitarie fanno visita ai campi, prendono nota di nomi e di situazioni ma ad oggi non vi è stato un aiuto concreto ed organizzato.

Il 16 marzo e’ stata dichiarata l’indipendenza dell’Azawad, le donne ambirebbero a rientrare nel loro deserto, ma non si fidano.

Hanno  paura che rientrando l’unita’ dell’africa dell’est possa intervenire militarmente con attacco aereo, vero punto debole del fronte per l’indipendenza.

Per cui ad oggi questa popolazione è sparsa negli stati vicini e non sa  quando sarà possibile il rientro nel paese.

Sono in corso trattative diplomatiche con lo stato del Mali ma anche con il movimento per il magreb islamico per alqaeda ai quali poco importa l’indipendenza dell’Azawad in quanto interessati soprattutto alla islamizzazione.

A questi i tuareg hanno opposto una energica ribellione essendo storicamente la loro cultura laica e matrilineare.

Fatimatà è convinta che cio’ che occorre è una sensibilizzazione internazionale al problema  del popolo tuareg, le donne fanno quanto possono, portano nel mondo il loro messaggio di pace e liberà, ma, purtroppo sono prive di una organizzazione strutturata e soprattutto di risorse economiche.

In questo contesto si inserisce una vicenda che riguarda molto da vicino noi sardi: quella di Rossella Urru.

La popolazione ed il movimento per l’indipendenza dell’Azawad hanno preso pubblicamente le distanze da questo sequestro e si sono impegnati ad usare le loro energie per la liberazione degli ostaggi.

Il movimento di liberazione sta cercando di dialogare con “chi di dovere” perchè reputano queste azioni di sequestro indegne e, anche se Rossella non e’ stata rapita in territorio maliano, geograficamente si sentono coinvolti e non accetteranno mai che qualcuno possa venire ucciso nel proprio territorio.

Le donne tuareg ed i gruppi musicali si sono fatti promotori di una forte mobilitazione locale fatta di messaggi e rapporti personali affinchè arrivasse ai rapitori il messaggio della necessità di una immediata liberazione di Rossella Urru e dei ragazzi spagnoli sequestrati con lei.