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……….. c’era una volta un colonnello bravissimo, si chiama Umberto Rapetto.

Lui era talmente bravo che la sua fama aveva superato i confini del regno e tutto il mondo lo chiamava per far spiegare i suoi segreti ai propri saggi dei palazzi della scienza.

Con l’aiuto di pochissimi amici superfidati, infatti, lui riusciva ad incastrare i piu’ feroci furfanti che dalle loro truffe nella rete finivano rapidamente e senza clamore nella rete delle fiamme gialle.

Tutti a dire: ma che bravo il colonnello, che meraviglia averlo con noi, che modesto il colonello che non si vanta di cio’ che fa, non compare ogni attimo nei giornali o in TV sfoggiando  perfettissime divise militari.

Perfino la corte dei conti illustrissimi si era espressa in suo favore dicendo che una persona così non poteva non diventare generale.

Lui invece continuava il suo meticoloso lavoro, rifiutando perfino incarichi di prestigio, anche in altri stati: era felice di onorare la sua arma ed il suo Stato.

Certo, ci sono stati tempi difficili,  nelle indagini rompeva qualche uovo prezzolato ma sicuramente sara’ stato felice  quando il principe che aveva in casa uno stimato stalliere, poi incarcerato perche’ mafioso, fu destituito dal RE, per far posto ad un altro principe.

Quel giorno per molti fu festa: il principe e’ sobrio, e’ di sani principi e finalmente si respira, lui ama la legalità, parla forbito, non fa ne’ corna nè cucù nè dice parolacce.

Infatti in men che non si dica, arrivarono in ogni dove le fiamme gialle della giustizia che scoprirono  inganni e truffe ai danni del reame, aprirono lo scrigno dei segreti di faccende e faccendieri e di ricchi fintipoveri …..

chi ha sbagliato deve pagare, meglio se in euro, l’equità prima di tutto, era il loro motto.

Il colonello lavorava indeffessamente com’era sua abitudine fino a quando, un bel giorno acciuffò e fece consegnare alla giustizia dei lestofanti che più criminali non potevano essere, collusi con le varie mafie e con i vertici dei poteri finanziari.

Ed e’ così che nella rete  finirono interi clan mafiosi puri come il club dei Santapaola e la famiglia Corallo.

Ma non e’ tutto  amici lettori.

Adesso viene il bello perche’ il colonello ha scoperto che collegato a questo giro c’era un illustre presidente di banca, cotal Massimo Ponzellini, che venne arrestato mentre i suoi collaboratori stanno ancora oggi cuocendo nella graticola delle indagini che coinvolgono anche damerini (altrimenti chiamati politici) dai nomi altisonanti che si spartivano, tutti insieme ed insaziabili, il bottino dei loro furti.

Nel sobrio mondo della sobrietà, della legalità e della equità tutti ci saremmo aspettati che al nostro eroe finalmente venissero riconosciuti i meriti, con encomi, premi, promozioni e onoreficenze varie.

Purtroppo non e’ andata così, sembrerebbe quasi che questi successi del colonnello abbiano infastidito assai, tant’e’ che gli furono fatti dispetti a non finire fino a rimandarlo come scolaro nel palazzo della scienza, proprio dove lui istruiva i saggi.

Triste dovervelo dire, ma il nostro eroe fu costretto a lasciare il suo mestiere, la sua arma per tornare a casa, triste e sconsolato.

Pochi giorni sono passati dalla dimissione ma tanti si sono indignati profondamente per questa costrizione. L’eco e lo stupore di questa notizia ha portato un politico a fare una interrogazione parlamentare per chiedere di fare piena luce sull’intera vicenda sorta dopo l’arresto del banchiere.

L’interrogazione e’ stata fatta dall’onorevole Domenico Gramazio ed a lui ha risposto  il sottosegretario alla presidenza del consiglio e al Tesoro Vincenzo Grilli in questo modo:

Il trasferimento del colonnello Umberto Rapetto da capo del Nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di Finanza è stata una necessaria disposizione che si è dovuta assumere nei riguardi di un ufficiale, il quale eccezionalmente aveva già da tempo potuto godere di ampi margini di permanenza di un incarico e di una stessa sede di servizio . In particolare Rapetto aveva maturato oltre 10 anni di permanenza nello stesso incarico, un  periodo “eccezionale e singolare” rispetto alle carriere di altri ufficiali del Corpo. Inoltre il colonnello Rapetto, nei suoi 30 anni di carriera, ha prestato servizio in soli tre sedi: Portofferaio, Trieste e Roma a fronte di una media di 7 sedi per gli altri ufficiali con la sua stessa anzianità. Di conseguenza non ci sembra, e non appare ai fatti, che il colonnello meriti alcuna promozione e debba pertanto essere trasferito”.
Fine della storia
Ci dovremmo accontentare?
Dovremmo forse pensare che lo stato cede ai ricatti di malavitosi decidendo di sacrificare le migliori menti di cui dispone?
Ci auguriamo davvero che la storia non finisca in questo modo, ci e’ piaciuta tantissimo, ci e’ piaciuto il nostro eroe ma non certo il finale.
Riproviamoci:
……a questo punto intervenne il Re personalmente, capo supremo di tutte le forze del regno, armate e no.
Con saggia decisione dispose il reintegro totale con onore del fedele colonnello e dispose una indagine che permise di mettere in luce colpevoli e mafiosi che vennero, maxima cum ignominia, assicurati alla giustizia.
Ed adesso si che
…..vissero tutti felici e contenti