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I Tuareg, storico popolo nomade,  hanno a lungo aspirato ad avere uno stato indipendente, in quanto pesantemente emarginati  dai governi che hanno sempre  favorito la rappresentanza nelle istituzioni delle popolazioni residenti.

Il movimento per la liberazione dell’Azawad (MNLA), componente fondamentale della ribellione tuareg si autodefinisce rivoluzionario e politico-militare, rivendicando  l’autonomia dalla colonizzazione del governo centrale maliano, imposta nel 1960.

Il 6 aprile 2012, in un comunicato pubblicato sul suo sito web, il MNLA dichiarato “irrevocabilmente” l’indipendenza della Azawad dal Mali.

Tuttavia, con la battaglia di Gao del 27 giugno, i movimenti islamisti gruppi per Unità,  Jihad in West Africa e Ansar el-Dine hanno preso il controllo del Mali.

Le popolazioni sono fuggite ovviamente, prima dalle zone di guerra e successivamente in seguito alla devastazione dei territorio operata dai movimenti islamisti.

Come denuncia l’associazione Terre des Homes 60mila bambini sono fuggiti in Mauritania e Burkina Faso, abbandonando le scuole ed attualmente vivono in condizioni di estremo disagio e precarietà. La popolazione ha bisogno di tutto e soprattutto sui bambini si sommano le carenze legate all’esodo forzato a quelle croniche della malnutrizione legate alla prolungata siccità.

Altri profughi sono fuggiti in Algeria e Niger.

(http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2012/04/05/news/bambini_in_fuga_dal_mali-32796952/).

Della situazione drammatica in cui versa il popolo tuareg ci siamo gia’ occupate in questo post, quando venne a trovarci in Italia, per parlare della vicenda del suo popolo,  Fatimatà Walet Oumar, leader di un  gruppo musicale etnico,  Tartit,  oltre che  di una Associazione, Tartit’n’Chatma, con cui dal 1996 porta nel mondo la parola delle donne tuareg.: https://donneviola.wordpress.com/2012/05/21/fatimata-walet-oumar-e-rossella-urru/

 

Nina Wallet Intalou, commissario dell’MNLA, ha rivolto un appello al mondo intero, pubblicato sul June African (http://www.jeuneafrique.com/Article/ARTJAWEB20120712161230/) e che qui riportiamo:

Il 17 gennaio 2012, abbiamo iniziato a condurre una lotta per la nostra libertà e la dignità perché il popolo di Azawad ha sofferto troppo nell’indifferenza del mondo. La nostra Nazione oggi ancora negata  esisteva molto prima delle invasioni e delle occupazioni territoriali di cui noi, i Kel Tamasheq, siamo stati le principali vittime. Non capiamo perchè il mondo ignori la nostra lotta legittima dopo anni di massacri, sofferenze e sacrifici.

Abbiamo liberato il nostro territorio da soli e adesso gli islamisti provenienti da ogni parte parassitano la nostra lotta per la libertà, torturano il nostro popolo, distruggono il nostro patrimonio e minacciano seriamente la nostra antica cultura che ha reso il modello femminile Tuareg un esempio in termini di diritto e di libertà.

Stiamo assistendo alla distruzione del nostro patrimonio saccheggiato da orde di terroristi senza cultura e storia. Essi si sono impegnati per cancellare tutte le tracce della nostra civiltà, non solo i mausolei di Timbuktu, che sono il patrimonio dell’umanità. La cultura Tuareg della tradizione matrilineare Tuareg è anch’essa un patrimonio che non è solo del popolo Tuareg, ma di tutta l’umanità.

Gli islamisti distruggono tutto sul loro cammino: indottrinano i bambini e corrompono i giovani disoccupati. Le donne Tuareg hanno sperimentato per la prima volta nella loro lunga storia, un’umiliazione che non avevano mai conosciuto prima, fino ai giorni bui in cui gli uomini di Ansar el- Dine colpito i manifestanti a  Kidal.

In tutto il Azawad, i leader femminili del MNLA sono vittime di intimidazioni e minacce da parte degli islamisti di  Ansar Dine,  Mujao e dell’AQIM,  senza alcuna indignazione generale da parte del mondo libero. Nonostante il loro isolamento, continuano a combattere da sole e di resistere come meglio possono.

Ma per quanto tempo possono resistere a questa  internazionale islamica sostenuta da poteri occulti con risorse enormi con le quali non possiamo competere senza aiuti e sostegno?  La mancanza di sostegno internazionale per l’MNLA ha favorito diversi gruppi fondamentalisti insidiosamente installati nella nostra zona da oltre 15 anni.


Il “buon senso comune” avrebbe voluto che l’ MNLA, che è l’unico movimento che si confronta con gli islamisti nell’ Azawad,  venisse sostenuto e aiutato da tutti gli Stati che lottano contro il terrorismo.

Invece, con nostra sorpresa, le risoluzioni delle Nazioni Unite non fanno alcuna ingiunzione ai vari gruppi terroristici che occupano il nostro territorio.


Meglio ancora, nonostante la storia macabra di anni di massacri di popolazioni Tuareg in Mali, l’ONU esorta il MNLA a rinunciare all’indipendenza dell’ Azawad e ignora i diritti dei popoli all’autodeterminazione, benché noi possediamo tutti i requisiti per la sua applicazione.

La storia oscura che ci ha fatto vivere il Mali dal 1963 non ha nessuna importanza?

Le 100.000 vittime di quella che potrebbe essere chiamata “pulizia etnica” è quindi privo di alcun peso?

Siamo indignati da tutta questa indifferenza per la nostra tragedia, ma continuare a lottare, qualunque cosa ci costi, per la nostra dignità e la nostra libertà.

Il MNLA non si piega e continua la legittima lotta per la libertà dell’ Azawad.

Ci appelliamo alle Nazioni libere e democratiche e le esortiamp ad aiutare il popolo dell’ Azawad il cui unico rappresentante legittimo è il MNLA.

E ‘assolutamente inaccettabile e che Ansar El-Din e Mujao, sono considerati partner frequentabile mentre il MNLA, il solo legittimo movimento dell’ Azawad venga ignorato.

 

 

Facciamo nostro questo appello e ci auguriamo di amplificarne la portata esortando i media a parlare della emergenza umanitaria che attualmente investe il popolo tuareg.

Anche perche’ appare molto strano che si faccia guerra spietata al terrorismo e si accetti che questo si faccia stato.

(http://af.reuters.com/article/topNews/idAFJOE86Q00920120727)