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Oggi parliamo con Rosy Battaglia, giornalista freelance e blogger, del progetto Cittadini Reattivi.

Un progetto che riguarda tutti coloro che desiderano raggiungere l’obiettivo Terra, Cielo, Acqua puliti per tutti.

Ciao Rosy , quando e come nasce il progetto Cittadini Reattivi?

Il progetto è nato dall’idea di unire giornalisti, attivisti ambientali (come Flavio Castiglioni e Claudio Spreafico) e semplici cittadini, in un percorso di informazione e collaborazione sui temi dell’ambiente, della salute e della legalità. Un mio sogno nel cassetto che è stato possibile realizzare grazie alla vincita del bando pilota di Fondazione Ahref che mi ha permesso di realizzare in tre mesi  l’inchiesta multimediale ad alto impatto civico sul grave problema dei siti contaminati e delle bonifiche in Italia e lanciare un sito di mappatura partecipata, “crowdmapping” delle buone pratiche dei cittadini, in collaborazione con Bicipace e Legambiente.

Tu credi che sia possibile veramente raggiungere l’obiettivo Terra, Cielo, Acqua puliti per tutti?

Se non avessimo degli obiettivi, non potremmo vivere e in un mondo dove interesse e soprusi hanno la meglio, penso che bisogni puntare in alto, per “reazione”. Certo che, guardando l’amianto fuori dalla mia finestra, la schiuma che ricopre il fiume della mia valle,  il cemento che devasta i nostri territori, non posso che sentirmi responsabile soprattutto nei confronti di mio figlio e di tutti quelli che verranno dopo di noi. Se questo pensiero fosse davvero più condiviso forse avremmo già un’Italia migliore, più bella e qualche posto di lavoro in più. I dati sullo stato dell’ambiente e della salute di milioni di italiani nel nostro Paese ci dicono che la situazione è tale che non possiamo che cercare di agire per il cambiamento. Ognuno con i suoi mezzi. Io penso sia possibile anche attraverso la buona informazione civica.

Nella mappatura del territorio quali sono risultate le regioni con maggiori criticità?

Nella prima infografica che abbiamo preparato, partendo dalla relazione della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul traffico dei rifiuti illeciti e sui ritardi delle bonifiche, tra le regioni con maggiori criticità ci sono la Lombardia, la Toscana, il Lazio e la Campania. Ma sparsi per  tutto lo stivale ci sono oltre 15 mila siti contaminati o potenzialmente tali e il dato è sottostimato, soprattutto nelle regioni del sud. Siti che si sommano ai 57 Siti di Interesse Nazionale (di cui 19 “declassati” ad interesse regionale del Ministero dell’Ambiente a gennaio, ma non meno inquinati) tra cui i più noti alle cronache come Taranto, Casale Monferrato, Brescia.  Situazione drammatica a cui si sovrappone, oltre il ritardo delle istituzioni, l’intensa attività delle ecomafie, ad esempio sul movimento terra, in Lombardia come in Campania.

Nel nostro paese secondo la tua esperienza esistono tanti cittadini reattivi?

I cittadini reattivi esistono e “lottano insieme a noi”, ed è da loro che è partito questo lavoro. Ci sono migliaia di persone che si impegnano tutti i giorni per garantire a tutti il diritto non solo ad un ambiente pulito, ma alla nostra salute e al rispetto della legalità.  Dalle associazioni storiche come  Legambiente ai Comitati spontanei  ai singoli cittadini che denunciano e fanno esposti alla magistratura. Sono davvero decine di migliaia coloro che sono in prima linea da nord a sud: dalle  mamme di Brescia  che stanno lottando per avere parchi e giardini scolastici bonificati dai PCB e diossine dove i loro figli possano giocare. Alla Coalizione “Stop Biocidio” nata dai comitati campani, che non si limitano alle giuste proteste ma in territorio invaso dai rifiuti tossici, dove il rischio di ammalarsi di tumore è elevatissimo, si sono attivati per la raccolta differenziata e per dialogare con gli agricoltori affinché perché i terreni contaminati non vengano usati a scopo alimentare. Quello che manca, forse, ma ci si sta attivando da più parti per questo, è creare una rete nazionale.

Come operano sul territorio?

I cittadini reattivi si riuniscono, studiano, raccolgono documenti e producono osservazioni per affrontare e confrontarsi con istituzioni spesso sorde o inefficienti. Amministrazioni che ancora più spesso si devono arrendere all’evidenza di osservazioni competenti. Penso alla mobilitazione NO ELCON in Lombardia che ha convinto, dati alla mano, tutti i Sindaci del territorio a dire no all’installazione di un impianto di incenerimento di rifiuti tossici in un area ancora tutta da bonificare come l’Ex Montedison a Castellanza. E a tutte le associazioni delle vittime e degli ex-esposti amianto che stanno chiedendo a gran voce un Piano Nazionale di bonifica e sanitario che ancora manca, a oltre vent’anni dalla messa al bando dell’absesto.

Tu vivi in Lombardia. Come è la situazione ambientale della tua regione? 

Sono tante le emergenze ambientali della Lombardia che si sono tradotte anche in emergenze sanitarie, causate dall’amianto, alla diossina e ai PCB, all’inquinamento atmosferico. E’ la regione che paga ad alto prezzo una stagione industriale ormai esaurita, che ha lasciato oltre 3000 siti da bonificare e situazioni drammatiche anche da un punto di vista sanitario. E sebbene sia la regione più ricca d’acqua d’Italia è, forse, quella che detiene il record per i fiumi più inquinati a livello europeo. “Salviamo il fiume Olona” ( ma anche il Lambro e il Ticino…) è uno dei movimenti nato dal basso documentato in Cittadini reattivi, che si è scontrato con una regione che preferisce costruire autostrade piuttosto che fognature e depuratori.  E il problema dell’acqua contaminata continua sotto terra, nelle falde sotto le aree industriali, quasi ovunque. Da Sesto San Giovanni a Cremona, da Mantova a Pioltello.

Quali sono i passi concreti che ognuno di noi può fare per diventare un Cittadino Reattivo?

Il cittadino può diventare reattivo davanti all’ennesimo atto di illegalità che si compie sotto i suoi occhi come all’ennesima assenza di intervento delle istituzioni. Spesso lo diventa constatando la mancanza di trasparenza della pubblica amministrazioni sulle informazioni che lo riguardano.

Sul sito stiamo preparando una sorta di vademecum, il kit del “cittadino reattivo” per chiarire come è possibile attivarsi, segnalare abusi e illegalità, accedere agli atti della pubblica amministrazione, entrare in rete con le associazioni e i comitati che già agiscono sui territori.

I cittadini che si riappropriano del diritto di sapere e vogliono accedere alle informazioni su salute e ambiente, partecipare alla trasformazione delle città, dei quartieri come delle aree da bonificare o da preservare sono già moltissimi.

Credi che a scuola i ragazzi ricevano un’educazione ambientale adeguata? O secondo te si può fare di più ?

Nella scuola dei tagli e dei comuni senza risorse c’è davvero poco spazio per l’educazione ambientale come per la media education, purtroppo. La buona volontà degli insegnanti e delle associazioni di volontariato, insieme ai genitori, può, però, fare molto. Dalla raccolta differenziata in classe, agli orti didattici al semplice ma grande gesto di piantare almeno un albero per ogni bambino. Percorsi buoni e giusti che vanno affiancati dalle famiglie e dalle istituzioni.

Cosa ti aspetti da questo progetto?

Il progetto avrebbe potuto concludersi con la presentazione dell’inchiesta. Invece a quasi due mesi dalla messa online di Cittadinireattivi.it, l’attenzione continua a crescere, proprio dal basso. Sono decine le persone e le associazioni  si sono mappate e con cui stiamo creando una rete di relazioni regionali e nazionali, condividendo informazioni e rilanciando iniziative. Come ha scritto un caro collega, Beppe Manzo, si prospetta un autunno caldo sul versante ambiente e salute, in tutta Italia. E Cittadini reattivi continuerà a raccontarlo e mapparlo con l’aiuto della comunità che sta nascendo. Certo, rimane da sciogliere il nodo della sostenibilità economica, ancora più ardua per un progetto di informazione civica e partecipata non profit. Lo stiamo cercando di sciogliere ipotizzando una campagna di crowfunding creando, in cambio, momenti di formazione per i cittadini. Ne riparleremo presto.

E per concludere, qual’è il tuo sogno “ambientale”?

Un sogno che spero diventi presto realtà: far tornare a giocare i bambini del Quartiere Tamburi a Taranto e a Chiesanuova di Brescia nei parchi che sono chiusi perché contaminati da diossine e PCB. I bambini non devono pagare per i nostri errori.