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marchio_legalitaE’ sempre una questione di educazione: non si puo’ trattare una condanna della Corte di Cassazione come se si parlasse di fatti e vicende irrilevanti.

Non si possono trattare con equilibrio le posizioni di chi è favorevole e chi contrario alla attività politica di un condannato in terzo grado: non e’ una partita di calcio con sfidanti ad armi pari, non e’ una questione di tifo.

Il problema e’ l’educazione perche’ sarebbe profondamente diseducativo nei confronti di tutti i  cittadini, dei giovani sorprattutto, ma anche offensivo nei confronti  di chi sopravvive alla crisi economica rifiutando lìillegalità.

Nè il denaro, nè le influenze, nè la popolarità e neppure gli eserciti personali possono giustificare quel  vociare urlato, che siamo costretti a subire ogni giorno,  contro specifiche  sentenze.

Non possono neppure essere addotti pelosi cavilli di grazia e perdono che gridano vendetta al cospetto della gente.

Non e’ neppure il caso di scomodare la costituzione per capire che chi rompe paga e si mantiene anche i cocci

Queste sono le regole che vorremmo entrassero nelle scuole: la responsabilità di qualunque cittadino davanti al proprio operato, nel bene e nel male, ma, ancora di piu’, se l’errore di chi sbaglia si ripercuote sulla popolazione intera.

Le istituzioni dovrebbero essere al di sopra di ogni sospetto anziche’ al di sopra del bene e del male.

Lo sappia la politica ed anche i media che considerano certe condanne come fatto politico e non come attentato alla legalità.

Chi commette reato deve essere messo nelle condizioni di non nuocere ulteriormente alla collettività, soprattutto se recidivo e la riammissione agli incarichi pubblici non puo’ avvenire prima di una idonea rieducazione.

Non puo’ essere che ci siano persone costrette a rubare per non morire di fame e finiscono in cella mentre chi puo’ riesce ad eludere sentenze con graziose concessioni.

Non ci puo’ e non deve esserci troppa gente con problemi di sussistenza, né puo’ essere tollerato che col danaro si possa lavare qualunque reato.

A tutto c’e’ un limite ed anche l’informazione deve fare la sua parte perche’ la delinquenza non e’ una opinione e  non puo’ essere pesata col sostegno popolare di chi commette reati.

E’ un problema di buonsenso e di giustizia sociale ma anche dell’informazione e della politica.