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Una cosa che si ripete con costanza ogni anno è che quando sta per arrivare l’otto marzo sentiamo proprio un rifiuto a scrivere.

In questi anni infatti, nonostante l’uso in campagna elettorale della questione femminile da parte di un po’ di tutte le parti politiche (perché noi donne si sa spuntiamo sempre fuori dal cilindro in tempi di elezioni) e nonostante il presidente del consiglio abbia inserito nel governo diverse donne, per noi non è cambiato nulla.

Nessuna novità rilevante per quanto riguarda la prevenzione della violenza e spesso ci chiediamo quanto tempo debba impiegare l’Italia per mettere in pratica sotto tutti i punti di vista la Convenzione di Istanbul.

Nessuna novità rilevante per quello che riguarda il lavoro e anzi crediamo che con il JOBS ACT ci sarà un netto peggioramento. Ma staremo a vedere e di sicuro ne scriveremo.

Nessuna novità sugli asili nido pubblici, che in campagna elettorale erano così COOL (per usare un inglesismo, visto che ultimamente va molto di moda).

Nessuna novità sulla parità salariale tra donne e uomini.

Marta continua a rimanere precaria e Francesca ai colloqui di lavoro la prima domanda che si sente fare è se desidera dei figli (domanda che agli uomini non viene mai fatta).

Intanto chi resta in attesa spesso è costretta ad abbandonare il lavoro perché se non hai dei nonni che ti curino i figli e sei costretta a ricorrere a un asili nido privato ( i pubblici sono pochissimi) se ti metti a fare due conti il tuo stipendio finisce tutto lì.

E non ci piace nemmeno l’idea paventata da alcuni di uno stipendio per chi resta a casa a fare la mamma.

Non siamo più negli anni cinquanta, e la maggior parte delle donne reclama la sua indipendenza economica.

Sarebbe molto meglio che chi sta al governo operasse per fare in modo che una donna possa accedere al mondo del lavoro senza il continuo ricatto di un’eventuale maternità e che si posizioni nella direzione di una conciliazione tra lavoro e vita privata,

Non è cambiato nulla e l’otto marzo per noi resta sempre una passerella di ipocrisia.

#Ognigiornodonna , l’hashtag proposto da Amnesty International, ci sembra quindi il più azzeccato per questo giorno.

#Ognigiornodonna sono per noi le minatrici Sulcis di cui abbiamo parlato qui.

#Ognigiornodonna sono le molteplici vittime di violenza domestica e nei casi più gravi di femminicidio.

#Ognigiornodonna sono le precarie, le disoccupate e quelle a cui 80 euro non aiutano a coprire i bilanci familiari.

#Ognigiornodonna sono pure quelle a cui viene l’orticaria quando leggono interviste di ministre che parlano di tazze di latte bevute in solitudine, dell’amore che non arriva, di uno spazio grigio riguardo l’eutanasia.

#Ognigiornodonna sono le donne che ogni volta che le Sentinelle in piedi si organizzano per manifestare contro i nostri diritti accorrono in massa.

#Ognigiornodonna sono le cittadine reattive che lottano ogni giorno contro i diastri ecologici, che non accettano decreti come lo Sblocca Italia.

#Ognigiornodonna sono tutte quelle donne che delle promesse non se ne fanno nulla, che sono dotate di spirito critico e distinguono tra propaganda e voglia di cambiare veramente le cose.

Per voi cosa significa essere #Ognigiornodonna ?

Scriveteci su twitter o Fb utilizzando questo hashtag, facciamo rete come noi donne spesso sappiamo fare.