#Pimonte Le scuse non bastano

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Il sindaco di Pimonte ha risposto

“Intendo – scrive Palummo in una nota affidata a Repubblica – prima di ogni altra cosa-porgere le mie più sentite scuse alla nostra giovane concittadina, alla sua famiglia e all’intera cittadinanza per aver utilizzato, durante l’intervista a La 7, un’espressione infelice, assolutamente impropria e che non era affatto riferita a quanto le è purtroppo capitato. E’ un’espressione che non rispecchia affatto il mio pensiero, in quanto condanno, per principio, ogni forma di violenza e di sopruso, tanto più se perpetrata contro una giovane donna; ho condannato l’episodio quando è successo lo scorso anno e continuo a ritenerlo oggi un fatto quanto mai grave”.

Purtroppo queste scuse non bastano in quanto dal video, in cui definisce lo stupro a carico della ragazza come una bambinata, si evince come il sindaco abbia voluto minimizzare l’atto di violenza, come a preservare la sua comunità.

Dicendo che ormai è tutto passato sottovaluta come uno stupro non passi mai.

Le ferite si portano per una vita intera, le cicatrici non si rimarginano mai.

Inoltre non è che se condannano le azioni riprovevoli di un gruppo in automatico si punta il dito sul resto della cittadinanza. In questi giorni abbiamo ricevuto diverse testimonianze da parte di cittadini di Pimonte che si dissociavano dalle parole del sindaco; dichiarazioni che abbiamo apprezzato e fatto girare.

Noi riteniamo che il Sindaco debba fare un passo indietro perché una carica pubblica non può in nessun modo essere portavoce di un pensiero così indegno e lesivo per le donne.

Pertanto vi invitiamo a firmare questa petizione

Petizione per dimissioni sindaco Pimonte

Attendiamo inoltre un intervento delle Istituzioni, a partire dalla delegata alle pari opportunità da cui ci saremmo aspettate una dichiarazione immediata.

#Facciamorete

No Sindaco, lo stupro non è una bambinata

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Siamo sconcertate, incazzate, amareggiate.

Ma come è possibile che un uomo, che tra l’altro è anche un primo cittadino, possa liquidare lo stupro di gruppo su una ragazzina come una BAMBINATA? Qui il VIDEO .

E’ di pochi giorni fa la notizia che la 15enne si è trasferita in Germania con la sua famiglia dopo che al gruppo di ragazzi accusati della violenza i giudici hanno concesso la messa in prova nello stesso comune di Pimonte. “Dalla condanna in poi la comunità, anzicché stringersi intorno a lei, l’ha stigmatizzata ed esclusa socialmente per un danno che lei ha subito e non perpetrato, come ha avuto modo di constatare il garante per l’infanzia e l’adolescenza della Campania, Cesare Romano”. Ieri in tv il sindaco di Pimonte Michele Palummo, da poco rieletto primo cittadino nella tornata elettorale dello scorso mese di giugno, ha minimizzato la violenza derubricandola ad una bravata.

Fonte : http://ilmattino.it/napoli/cronaca/pimonte_violenza_sessuale_su_15enne_sindaco_bambinata-2543158.html

Chiediamo che il Sindaco sia il caso si scusi immediatamente e che valuti, secondo coscienza, di fare un passo indietro.

Queste dichiarazioni sono gravissime. Lo stupro non è mai una bambinata, anche se commesso da ragazzi minorenni.

Non possiamo che venga minimizzato e non lo permetteremo.

Facciamo rete. #lostuprononèunabambinata

Per scrivere al sindaco: sindaco@comune.pimonte.na.it

 

Chiude il punto nascita di La Maddalena. Lettera alla Ministra Lorenzin della Rete Sarda Sanità Pubblica

Raccogliamo la segnalazione che ci ha rivolto la Rete Sarda Sanità Pubblica che con una  lettera alla Ministra della Salute si fa portavoce delle preoccupazioni legate allo sgretolamento della Sanità pubblica in Sardegna ed  al delinearsi della privatizzazione dei servizi essenziali.

La Ministra Lorenzin ha annunciato riforme in materia sanitaria secondo il modello statunitense. Parla di crescita di Pil e di investimenti come se la Salute fosse merce da introdurre nei mercati finanziari.

Dal Mese di marzo 2017 a La Maddalena è stato chiuso il punto nascita. I “protocolli” dicono che il numero di parti inferiore a 500  in un anno non garantisce la sicurezza del servizio, senza considerare il calo demografico indotto da una crisi che in Sardegna ha avuto gravose ripercussioni.

Non viene considerata neppure l’insularità di La Maddalena collegata alla Sardegna da traghetti che viaggiano esclusivamente nelle ore diurne. Lo scalo inoltre dista  un’ora circa dall’ospedale di Olbia, traffico e situazione meteorologica  permettendo.

E’ forse sicuro un travaglio in elicottero se va bene o in due ore di viaggio per arrivare all’ospedale di Olbia?

Le zone disagiate dovrebbero seguire protocolli differenti che permettano ad una donna di partorire in sicurezza

Invece con le regole dell’efficienza economica si trasforma uno dei momenti più felici nella vita di una donna e di una coppia nella odissea di un lungo viaggio e di un faticoso travaglio, lontano dagli affetti. Eppure le  linee guida in materia di maternità, emanate dall’ OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e dall’ Istituto Superiore della Sanità in Italia, raccomandano che tra i principi per il successo del parto vi è la serenità psicologica di nascituro e partoriente.

A nulla sono valse le proteste di tutta la cittadinanza di La Maddalena, capeggiate da future partorienti che hanno cercato in ogni modo di resistere a questa chiusura

Già oggi si sono verificati parti in ambulanza o in Pronto Soccorso, fortunatamente senza conseguenze per la madre e per il neonato. Ma non si possono ignorare questi campanelli d’allarme e non ci si  può affidare esclusivamente alla fortuna!

Alla Ministra della Salute della Repubblica italiana
On.le Beatrice Lorenzin

Gentile Ministra
le Sue politiche in materia sanitaria stanno creando un grande subbuglio in Sardegna. Le lotte in tutti i territori per la difesa degli ospedali e del sistema sanitario pubblico e la rinuncia al proprio mandato da parte del sindaco di La Maddalena dovrebbero indurla a riflettere, se non altro, di fronte ad un sintomo di cedimento dell’apparato dello Stato.
La Sua dichiarazione, a proposito della sospensione dell’attività del Punto Nascita dell’ospedale Merlo di La Maddalena, secondo cui per lei sarebbe “…un punto nascita insicuro, per i bassi volumi di attività… con 67 parti nel 2015 e 35 da gennaio a settembre 2016″ sconcerta noi sardi. Il valore universale della vita e la sua tutela non è affrontabile in termini di contabilità. Ancor meno ciò è possibile in Sardegna per le sue peculiarità, come ad esempio i lunghi tempi di percorrenza delle distanze per le tipicità orografiche, per i problemi delle infrastrutture, dei trasporti via terra e via mare e per le caratteristiche demografiche.
Ministra, proprio così, la Sardegna non è l’Italia per tante ragioni, comprese quelle demografiche.

Lo sviluppo demografico nella nostra Isola è passato da 3,8 figli per donna nel 1952 a 1,1 nel 2015, con un tasso di natalità sotto il 7 per mille ed un indice di mortalità che supera il 9 per mille.

Quando i decessi superano le nascite, come avviene in 304 comuni sardi su 377, l’indice di spopolamento è così drammatico da richiedere ad una classe politica responsabile, un approfondimento urgente sulle cause e interventi adeguati per arginare il rischio che il popolo sardo si estingua.
La soppressione dei servizi in nome di strane razionalizzazioni e la chiusura di importanti ospedali nei nostri territori disagiati, prevista dal piano di riordino della rete ospedaliera sarda, agevolano lo spopolamento privando le nostre collettività di ogni prospettiva per il futuro.
Ministra, le complesse ragioni dello spopolamento in Sardegna necessitano di essere capite se si vuole davvero fronteggiare questa piaga. Noi pensiamo che manchi la volontà politica e le misure di restrizione dei servizi sanitari pubblici, da voi imposti parlano chiaro.
Ministra, con la chiusura del Punto nascita dell’ospedale Merlo quale sicurezza pensa di poter garantire sottoponendo le gestanti ed i loro nascituri ad urgenti e pericolosi viaggi in condizioni sia infrastrutturali sia meteorologiche spesso incompatibili con un sereno travaglio? Si rende conto che La Maddalena è un’isola collegata all’isola maggiore da un sistema di traghetti che viaggiano solo durante le ore diurne e quando le condizioni del tempo lo consentono? Ha consapevolezza che dopo il trasporto via mare vi è almeno un’ora di strada da affrontare prima di arrivare al più vicino ospedale? Trova davvero più sicuro un parto effettuato in tali situazioni rispetto ad uno effettuato in un Punto Nascita con personale dedicato, anche se non raggiunge i volumi di 500 parti/anno?
Pensa davvero che possiamo credere ai mirabolanti interventi per cielo e per mare promessi da chi governa la Sardegna, addirittura con sbarchi di equipe specializzate, di cui non si trova traccia nella bozza di riforma della rete ospedaliera?
E lei parla di sicurezza basandosi esclusivamente sui volumi di attività?
Ministra, i numeri in Sanità, sono molto importanti non nel loro valore assoluto, astratto, ma solo se calati nella realtà del territorio interessato e confrontati con i bisogni reali delle persone, bisogni che variano da popolazione a popolazione, da area geografica ad area geografica. I numeri parlano e ci aiutano nella programmazione politica solo quando valutati nella loro globalità e solo quando mettono davvero la tutela della salute del cittadino al centro di scelte che non possono prescindere dalla storia e dalla specificità dei luoghi e delle comunità.
Lei ritiene che fino ad oggi le donne in Sardegna abbiano partorito negli ospedali nella più totale insicurezza solo perché i nostri numeri non sono gli stessi della Lombardia? Forse che negli ospedali sardi abbiamo un tasso di mortalità perinatale più elevato? Forse che abbiamo un tasso di morte da parto più alto rispetto ad altre Regioni d’Italia? Forse che il Punto Nascita del Paolo Merlo è un emblema di pericolosità ed inappropriatezza, per usare un termine caro al suo Decreto?
Senza questi altri numeri, a completamento di quei pochi da lei dati, le sue considerazioni circa l’oggettiva insicurezza del Punto Nascita del Paolo Merlo appaiono prive di fondamento, un modo maldestro per giustificare la scelta scellerata di sospendere un servizio indispensabile per le donne di La Maddalena.
Piuttosto che utilizzare freddamente i numeri per chiudere gli ospedali decentrati ma di vitale importanza per le nostre piccole e medie comunità, avrebbe dovuto pensare ad una organizzazione che impedisca l’isolamento di questi ospedali favorendo la circolazione di competenze e professionalità fra ospedali piccoli e grandi.
Tutto ciò presuppone investimenti in tecnologia, in risorse umane, investimenti strutturali e non tagli e finte razionalizzazioni. Se a lei sta davvero a cuore la salute e la sicurezza dei cittadini, nel rispetto del dettato costituzionale nonché del nostro Statuto Speciale di Autonomia, questa è l’unica strada perseguibile.
Come medici sardi, Le facciamo pervenire le nostre considerazioni, con lo spirito di arricchire le sue conoscenze e quindi le sue competenze.
Il problema di La Maddalena, è lo stesso di tutti i punti nascita che volete sopprimere in Sardegna e degli ospedali dei nostri territoria rischio di declassamento e di chiusura. La Rete Sarda Sanità Pubblica, che non intende subire passivamente l’ennesima discriminazione contro le nostre comunità, auspica di incontrarLa per un confronto leale e chiarificatore sul diritto inalienabile alla Salute anche per i sardi.
Dottoressa Claudia Zuncheddu
Dottoressa Paola Correddu
(Rete Sarda Sanità Pubblica)